io sono Leggenda
Io sogno un mondo in cui le zanzare ti squartino e ti dissanguino quanto piace a loro, ma senza fare rumore. Odio quel ronzio, mi mette l’angoscia, mi fa uscire pazzo. Divoratemi, se vi pare, ma statevi zitte, cazzo.
È proprio il ronzio che mi obbliga a combatterle.
Fase 1: l’aggressione.
È estate. Sei nel tuo letto, l’orologio digitale segna le 3:54 a.m. e inizi a sentire il ronzio proprio accanto al tuo orecchio destro. Ti rifili uno schiaffo ma riesci solo a stamparti 5 dita sulla guancia. Il ronzio continua. Ti giri dall’altra parte cercando di convincerti che, per chissà quale strano motivo, girandoti dall’altra parte la zanzara se ne andrà. Invece no. È ancora lì.
Allora prendi il lenzuolo e, noncurante dei
Peccato che dopo 6-7 secondi inizi a sudare come uno yeti col cappotto nella savana e rischi di morire per soffocamento cellulare se non ti scopri al più presto. Ti scopri.
Ecco di nuovo la puttana. Poi tace. Quando tace significa che si sta cibando di te, del tuo vitale fluido ematico, come direbbe il Dr House. Poi riprende a ronzare e tu avverti il pizzico sulla spalla. La puttana. Ti gratti. Lei ancora ronza. Ti giri. Ronza. Ti gratti. Ronza. Ti prendi a schiaffi, ti ricopri, ti riscopri. Niente, lei ancora ronza. L’orologio segna le 3:56. Sono passati solo due minuti e devi fare qualcosa.
Fase 2: il contrattacco.
Accendi tutte le luci della stanza: lampadario, lampada sulla scrivania, abatjour sul comodino, flash del cellulare. Ti senti un generale della marina americana che ispeziona i confini del campo di prigionia con quegli enormi abbaglianti che si vedono sempre nei film. Dov’è la troia? Sembra scomparsa. Osservi attentamente tutti i muri, muovi l’aria con la maglietta del giorno prima sperando che la zanzara si palesi. Niente. Sembra volatilizzata. Allora ti siedi e aspetti. Hai gli occhi iniettati di sangue per il sonno e per la rabbia, i capelli arruffati dal cuscino, la tua mano stampata sulla guancia, la bava alla bocca. Ringhi. Aspetti. Ormai sei in guerra, non puoi permetterti di fare la figura del cioccolataio davanti ad un essere vivente che avrà più o meno 2 neuroni. Tu sei un essere umano, vai all’università, hai un q.i. di tutto rispetto, conosci l’uso dei congiuntivi e sai fare i calcoli. La zanzara non sa cosa siano i congiuntivi. La zanzara si posa sulla merda. O forse quella è la mosca. Ma è comunque un essere inferiore. Deve morire. L’orologio segna le 3:59. Ancora niente.
Fase 3: l’avvistamento.
Un puntino nero sul muro. Lo vedi, sei sicuro. La stronza si è posata proprio sopra il poster dei Led Zeppelin, vicina all’angolo che il muro crea col soffitto. La posizione è strategica, è difficile da colpire. Ma ce la puoi fare, lo senti. Basta prendere la mira e tirare con tutta la tua forza. Non avrà scampo, la troia. Allora apri la porta, corri in mansarda, prendi il Winnie the Pooh di tua sorella, torni nella tua stanza e richiudi la porta, il tutto senza far rumore, senza muovere l’aria. E infatti la puttana è ancora là, immobile. La immagini mentre si lecca quelle luride zampe sporche del tuo sangue, e che sghignazza facendosi beffe di te. Afferri Winnie the Pooh dalla testa e ti prepari al lancio. Chiudi un occhio per mirare meglio, annusi l’aria per sentire da quale parte soffia l'immaginario e inverosimile vento, ti togli un ciuffo di capelli dagli occhi. Sei pronto. L’orologio digitale segna le 4:00 del mattino.
Fase 4: fuoco!
Quando Winnie the Pooh spicca il volo, come una palla di cannone arancione e rossa, riesci a sentire il fruscio della sua pelliccia che fende l’aria della stanza. Hai appena sparato la tua onda energetica, la tua bomba H, il tuo raggio B, e hai il cuore ricolmo di speranza e buoni propositi. Winnie the Pooh si fionda sul puntino nero e apparentemente lo colpisce! Urrà!
Afferri il tuo cellulare e dici: “Qui Morfeo2, ripeto, qui Morfeo 2. Il lancio è andato come previsto. Obiettivo colpito. Mi accingo a cercare il cadavere del nemico. Ripeto, mi accingo a cercare il cadavere del nemico”. Prendi Winnie the Pooh e lo esamini per bene. Tra la sua pelliccia la zanzara non c’è. Guardi per terra, neanche là. Che la stronza sia riuscita a schivarlo? Prendi il cellulare e dici: “Negativo. Il cadavere del nemico non è stato rinvenuto ma ho buoni motivi per credere che sia stato colpito. Era pressoché impossibile schivare il colpo. Ripeto, credo che il nemico sia stato colpito”. Spegni le luci e torni a letto. Ora locale, 4:02 del mattino.
Fase 5: immolazione.
La zanzara non è stata colpita. Lo scopri dopo 2 minuti che sei tornato a letto. Ma non ce la fai più. Il pensiero di riaccendere le luci e di ispezionare di nuovo la stanza ti mette l’angoscia.
Ed è in quel preciso momento che ti chiedi quale possa essere lo scopo dell’esistenza delle zanzare. Hai studiato da piccolo che ogni più piccolo animale ha una sua posizione ben definita dentro il suo habitat naturale e nel ciclo della vita in generale. E allora immagini che le zanzare esistono per sfamare i ragni, che a loro volta esistono per sfamare le lucertole, che a loro volta sfamano i gatti, che a loro volta mangiano i topi, che se non fossero limitati dai gatti, porterebbero tante malattie e mangerebbero tutto il raccolto delle campagne. E realizzi di come in realtà quelle puttane volanti non facciano altro che garantirti una buona salute e gli ortaggi sulla tavola. Se non ci fossero le zanzare (e quindi se ci fossero tantissimi topi), ci ammaleremmo di peste ogni fine settimana. Inoltre gli ortaggi non esisterebbero, e di conseguenza non esisterebbero la maggior parte dei cibi che siamo soliti mangiare e quelli che rimarrebbero, avrebbero costi elevatissimi. Probabilmente, in un mondo pieno di focolai di peste e senza ortaggi, si scatenerebbe un effetto domino che porterebbe la razza umana all’estinzione nel giro di qualche anno. Allora decidi che può bastare così e lasci che l’immondo essere si cibi di te. Allarghi le braccia, allinei le gambe e resti immobile in una sorta di crocifissione immaginaria, offrendo il tuo corpo in sacrificio per il bene dell’umanità, immaginando che un giorno, nei libri di storia, si parlerà di te. Io sono Leggenda. Amen.














