un pene nuovo per il signò Falsaperla

partorito da ventiseitre, martedì, 19 agosto 2008,11:27
Certo, domani può sempre pensarci l'intercity Messina- Catania a splamarmi violentemente sulle sozze rotaie, smentendo di prepotenza ciò che sto per dire, epperò lo dico lo stesso: questa estate appena conclusa è stata la più bella della mia vita.
Ecco, l'ho detto.
E' stata la più bella della mia vita perchè sono diventato cool. Talmente cool che la gente mi invita al Rotary Club di Messina e all'Orcinus Orca, per dire. Talmente cool che la gente va a comprarsi i pantaloncini fioriti uguali ai miei.
Perchè ho ballato in tutti i lidi del comune di Messina. Perchè ho impostato la suoneria del cellulare su "Maracaibo".
Perchè i 10 giorni di vacanza con quegli scapestrati sono stati stupendi.

Perchè ho cantato ubriaco sulla spiaggia, suonando una chitarra scordata, facendo la gara di rutti con dei trogloditi e bandendo i congiuntivi dal mio linguaggio e il giorno dopo, tirato a lucido come la principessa Sissy al gran ballo di capodanno, mi sono calato nella Messina-bene sfoggiando tutto il mio accento da messinese alto-borghese-schizzinoso-snob e facendo largo uso di battute che-non-fanno-ridere-nessuno-tranne-i-messinesi-alto-borghesi-schizzinosi-snob.
Perchè le donne sono fioccate come nespole ad ottobre. Perchè amica-gnocca-ma-stupida sarà anche stupida, ma certe cose le capisce al volo.
Perchè non ho rivisto Lei.
Perchè non mi sono innamorato, ma per qualche frazione di secondo ho provato la cosa più vicina all'amore che mi sia capitata da anni.
Perchè ieri in tv ho rivisto Marino Bartoletti.

che cosa avrà voluto dire?

partorito da ventiseitre, venerdì, 15 agosto 2008,15:31

parte 1

Location: spiaggia iper-affollata vicino Taromina, very cool, very fashion, very trendy.
personaggi principali: ventiseitre, Ep, Ciccio e amica-brutta-e-simpatica.
comparse: decine di migliaia di turisti. Anche stranieri come francesi, inglesi, tedeschi e altoatesini.
scena: ventiseitre, Ep e Ciccio giocano con le racchettine fucsia nel bagnasciuga, producendo schizzi e schiamazzi in quantità industriale. Amica-brutta-e-simpatica, rimasta in auto per un po', li raggiunge in pochi minuti
.

amica-brutta-e-simpatica: "In mezzo a tutti questi fisicati, a voi vi trovo subito".

parte 2

Location: veranda della "casa al mare" del cugino di Ep.
personaggi principali: ventiseitre, sorella-bona-di-amica-brutta-e-simpatica, Peppe.
scena: i tre baldi giovani stanno eroicamente facendo un cazzo, stravaccati sulle sdraio e rimirando il mare di fronte a loro.


ventiseitre: "E' che ormai è impossibile far successo con la fantasia"
Peppe: "Cioè?"
ventiseitre: "E' stato già inventato tutto. Non si può più sorprendere, innovare, creare..."
sorella-bona-di-amica-brutta-e-simpatica: "Potrei dipingere quadri coi piedi..."
ventiseitre: "Già fatto, credo"
s-b-d-a-b-e-s: "Uhmmm.. potrei suonare la batteria con le tette..."
Peppe: "Ma è scomodissimo...la musica non ne uscirebbe bene. E credo che nessuno comprerebbe i cd di una tizia che suona la batteria con le tette"
s-b-d-a-b-e-s: "Però ai concerti ci sarebbe sempre il tutto esaurito".

I think I thought I saw you try

partorito da ventiseitre, domenica, 10 agosto 2008,12:40

C'era questo muretto che divideva i due giardini e sopra questo muretto c'era una fila di canne di bambù, disposte in modo tale che chi fosse da una parte non riuscisse a vedere i lineamenti del volto di quelli dell'altra. C'era questo muretto e queste canne di bambù che separavano i due giardini delle due villette e da una parte c'eravamo noi e dall'altra c'era una famiglia di napoletani, brava gente con bambini.
E noi la seconda notte ci ubriachamo e facciamo casino fino alle 3 e la famiglia di napoletani giustamente ci rimprovera e, attraverso il bambù, ci dice che siamo incivili e che la prossima volta chiamano i padroni di casa.
E poi ci siamo noi e loro al mare. Al mare, i napoletani non capiscono che noi siamo quelli della villetta accanto e così facciamo amicizia. In spiaggia allora diventiamo inseparabili, ci raccontiamo i nostri cazzi, loro ci offrono del pesce e noi insegnamo ai loro bambini ad andare sottacqua. In casa invece, le nostre sagome continuano a scrutarsi minacciose attraverso il bambù.
Solo l'ultimo giorno i napoletani scoprono la nostra identità.

Cose che ho imparato da queste vacanze.

1-
Gli arancini buoni li fanno solo a Messina.
2- Amica-gnocca-ma-stupida sarà anche stupida ma è davvero gnocca.
3- I pesci adorano mangiare il vomito.
4- La cassata siciliana mi fa davvero schifo.
5- Un cubetto di chiaccio può diventare un'arma di distruzione di massa.
6- La 'Nduja brucia sia in entrata che in uscita.
7- Sono dimagrito.
8- Date un mare, un sole, una spiaggia e tanto ozio a tutti, e la pace tra i popoli non sarà più un'utopia.
9- Il blog non mi è mancato.
10-
Non c'è un cazzo da fare. Adoro il sud e i suoi terroni.

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e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?

partorito da ventiseitre, martedì, 29 luglio 2008,12:29

Il bloggher.
Il poliziotto.
La gnocca-ma-stupida.
La brutta-e-simpatica.
Il perfetto idiota.
L'insicura.
La comunista incallita.
Il decisionista.
Il sacrestano.
La romantica innamorata.

I 10 concorrenti sono pronti. Domani mattina si parte alla volta di Castellammare del Golfo. Lì ci sono le tedesche con le tette di fuori. Poi in Calabria dove ci sono le inglesi zozzone e la 'Nduja piccante. I concorrenti hanno chiuso le valigie, e la domanda non è "avranno dimenticato qualcosa?" bensì "cosa avranno dimenticato?". Ne resterà solo uno.
Questo blog diventerà un pantano immobile e puzzolente per quasi due settimane.
Ci risentiamo il giorno di san Lorenzo.
Se fate i bravi, vi porto un po' di 'Nduja.

ventiseitre al mare

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rialiti sciò

partorito da ventiseitre, lunedì, 28 luglio 2008,14:33

Dieci ragazzi e ragazze di età compresa tra i 19 e i 25 anni.
Una casa antica e spaziosa.
Una settimana di convivenza forzata.
Un budget eufemisticamente ridotto.
Nuovi amori sbocceranno, la birra scorrerà a fiumi e obnubilerà le menti dei concorrenti.
24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Al Grande Fratello? No, a Castellammare del Golfo.
Poi un on the road. E poi a Soverato.
Esticazzi.


Tra due giorni si parte e mi è venuta la crisi da "cosaminchiacimettoinvaligia".

n.b. questo post è stato scritto con l'unico scopo di scrivere "obnubilerà".

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il senso della vita- parte 2

partorito da ventiseitre, sabato, 26 luglio 2008,20:50

a.s. post molto lungo, molto personale, molto calcistico, molto palloso.
                                                --------
Damiano era bravissimo con i piedi.
Metteva la palla dove voleva lui, dribblava gli avversari che per fermarlo dovevi sparagli e tirava le punizioni come quelle di Del Piero. Una volta Damiano aveva dribblato tutta la difesa avversaria, portiere compreso, aveva fermato la palla sulla linea di porta e aveva segnato di testa. Damiano era un fenomeno.

Però quello in cui giocavamo tutte le estati non era campo per gente come lui. Per giocare in un campo in terra battuta, la peggior terra battuta della provincia di Messina, pieno di buche, dossi, sabbia finissima, ghiaia, pietre e cespugli di gramigna, servivano più i polmoni che il cervello, più calci sugli stinchi che dribbling perfetti. Ed è per questo che ci giocavo io.

Avevo quindicianni e un futuro da attaccante ancora tutto da scoprire. All’epoca infatti ero solito mettermi al centro del campo a fare il lavoro sporco, che in quel caso consisteva nel cercare di non inciampare nelle buche e nella gramigna e prendere a calci il maggior numero di caviglie avvolte in calzettoni dal colore diverso dal mio, stando sempre bene attento a non colpire le pietre che qua e là puntellavano il terreno di gioco.
No, quello non era un campo per zidane e andreapirli vari. Lì ci volevano undici gattusi, undici antonio conte, undici esperti lottatori greco-romani disposti a lasciare sul campo qualche legamento e qualche tendine rotuleo pur di uscire dalla mischia col pallone tra i piedi.

I falli, inoltre, in quel torneo erano entità incerte e fatue. Gli arbitri che dirigevano le partite spesso decidevano se fischiare o meno in base alle urla del calciatore per terra. Altre volte valutavano dalla quantità di sangue che perdeva. Altre volte fischiavano solo se veniva commesso un fallo su un loro parente. Altre volte decidevano di non fischiare mai. In ogni caso, le ammonizioni e le espulsioni non esistevano per cui se un tizio ti aveva appena tranciato le gambe, nulla gli impediva di staccarti un femore da lì a cinque minuti. Insomma, c’era sempre il rischio di rimetterci la salute senza neanche provare il piacere di veder buttare fuori il giocatore che ti aveva quasi ammazzato.

In quel pomeriggio, come in tutti i pomeriggi in cui si giocava, le nostre urla si sentivano già da via Dei Lavoratori e chi giungesse nei pressi del campo nel corso della partita, poteva vedere la nuvola marrone che lo avvolgeva: la pessima sabbia di cui, tra gli altri materiali, era composto il campo, aveva la fastidiosa caratteristica di produrre un’ingente quantità di polvere, la quale durante le partite stazionava immobile sopra il terreno di gioco, come una tempesta sahariana stanca e fuori luogo.

Giocando, quella polvere ti entrava nei polmoni, ti graffiava la gola, ti faceva tossire, sputare, starnutire, ti entrava negli occhi e te li faceva irritare. Ti faceva venire una sete bestiale dopo solo dieci minuti di corsa.

Ma non avevi tempo di pensare alla sete, specialmente durante quella partita di quel pomeriggio.

Si disputava Santa Lucia vs Atletico Namec, la finale del torneo under 17 e io giocavo nell’Atletico, in squadra con Damiano. Damiano era fortissimo nei campi in erbetta o in mattonelle. Dove la palla scorreva come su un biliardo, Damiano era imprendibile. In quel campo tutto fossi, pietre, pantani, gramigna e tentati omicidi, Damiano era solo uno un po’ più bravo degli altri.


Eravamo a metà del secondo tempo e il risultato era fermo sul 2 a 2 da un bel pezzo. Aveva fatto una doppietta Marco, il nostro attaccante di sfondamento. Io ero lì in mezzo a faticare, a prendere e distribuire equamente calci e spintoni vari.
Caccagnate, si chiamano qui. Caccagnate viene da “calcagno”, e originariamente indicavano i calcioni assestati con quella specifica parte del piede. Per noi però, le caccagnate erano qualsiasi tipo di pedata che causasse dolore lancinante agli avversari.

Dicevo, io ero lì tutto sudato, dolorante ma con ancora il coltello tra i denti, magnanimo e incontrastato dispensatore di precisissime nonché quasi chirurgiche caccagnate, centrocampista tutto cuore e polmoni, urlante come dieci cori greci e con la maglietta bianca ormai diventata del color della merda.

Eravamo sul 2 a 2 quando Damiano, come un Van Basten nel porcile, dribblò un centrocampista avversario con un’eleganza sopraffina, caricò il destro e tirò in porta da distanza siderale. Sfortunatamente però si vide rimpallato il tiro dallo stinco di un difensore. Il pallone si impennò fin oltre la nuvola di polvere che avvolgeva il campo e tornò indietro verso il centrocampo, diretto nella zona presidiata da me. La palla alzata a campanile iniziava a scendere, la vedevo farsi sempre più grande, doveva essere mia.

ventiseitre, è tua!!” un urlo proveniente dall’area di rigore avversaria. Era Damiano.
“Ributtala in mezzo!!”.
Non potevo deluderlo. Così feci un passo indietro e mi preparai per saltare e prenderla di testa.

Per saltare di testa però si era preparato pure un certo Bruno Caminiti, centrocampista avversario, il mio alter ego dell’altra squadra, il tizio con il quale fino a quel momento avevo battagliato di più. Bruno, a differenza mia, era alto un metro e novanta. Bruno, a differenza mia, pesava più di novanta chili.

Beh, non starò qui a raccontarvi la precisa dinamica dell’azione, sappiate solo che mi ruppi il setto nasale. Anziché la palla, colpii la nuca dell’energumeno, che a sua volta mancò la palla, e colorai metà del terreno di gioco di rosso.

Ma era la finale, cazzo, mica potevo uscire dal campo! Antonio Conte non sarebbe mai uscito dal campo! Così mi sciacquai un po’ il viso, cambiai la maglietta (che nel frattempo da color merda era diventata color merda in tempo d’emorroidi), mi ficcai due fazzolettini nelle narici a mo’ di tamponi e ritornai a giocare.

L’adrenalina e la furia agonistica attutirono il dolore per tutta la durata dell’incontro, riducendolo ad un lieve pulsare in mezzo alla faccia e negli occhi. L’arbitro fischiò la fine della partita che ancora si stava sul 2 a 2.

Calci di rigore, delizia e condanna di tutti gli amanti del calcio.

 

Condanna. Quella partita la perdemmo.

Damiano incredibilmente sbagliò il primo rigore e un altro lo sbagliò Marco. Io il mio lo segnai sotto la traversa, come De Rossi ai mondiali di Germania. Probabilmente fu lì che capii di essere più bravo a calciare in porta che a passare la palla e decisi che da allora in avanti avrei giocato solo come attaccante.

Damiano mi fece i complimenti per il rigore e si scusò per il suo. Pazienza, gli dissi. Poi restituimmo gli stinchi e le rotule agli avversari, loro ci restituirono le nostre e ci stringemmo le mani e ci demmo pacche sulle spalle. Complimenti, gli dicemmo. Grandi, ci fecero. Bruno mi chiese scusa per la capocciata e io, in preda al dolore, gli dissi che non era niente. Un mio compagno bestemmiava in disparte, un altro piangeva, un altro mandava affanculo sua sorella a bordo campo. Loro alzarono la coppa, noi restammo a guardarli seduti per terra, stanchi morti e doloranti.

Il naso iniziava a dolermi sempre di più, pulsando al ritmo cardiaco e riempiendomi gli occhi di lacrime involontarie. Avrei passato la settimana seguente con un naso grosso come quello di Dante e con gli occhi cerchiati di nero come un panda, ma realizzai che quella sarebbe rimasta probabilmente la partita di calcio più bella che avrei mai giocato in vita mia.

In futuro avrei vinto, avrei giocato in campi d’erba, avrei segnato tanti gol, ma quella che si era appena conclusa sarebbe rimasta per sempre La Partita, la più giusta metafora della vita che avrei mai potuto trovare.

Ecco, se un alieno scendesse sulla Terra e venisse a casa mia a chiedermi che cosa sia la vita per gli uomini, io gli direi di andarsi a guardare quella partita. Da lì capirebbe tutto. Di certo uno che ha la tecnologia per venire fin qui, avrà anche la tecnologia per rivedersi quella partita, no?

E gli direi anche di togliersi quella ridicola tuta spaziale e infilarsi una maglietta e un paio di parastinchi e di fare un po’ di pratica.

del rischio di passare per gay

partorito da ventiseitre, domenica, 20 luglio 2008,15:50

Amica-gnocca-ma-stupida ha 22 anni, gli occhi celesti, i capelli neri di tintura ma biondi di nascita, la pelle chiara ma non pallida, un ventre piatto da palestra, piercing all’ombelico, e due tette sode come l’acciaio. Amica-gnocca-ma-stupida ha due gambe che parlano da sole, ama vestire bene, è consapevole della sua bellezza.

Amica-gnocca-ma-stupida non sa cosa siano i congiuntivi. Non sa cosa siano la destra e la sinistra, non conosce il significato del 90% dei vocaboli italiani, confonde “quanto” con “quando”, dice “tipo” ogni tre parole, “cioè” (anzi “cè”) ogni due, ha il nasino all’insù alla francese e le labbra carnose e rosa.

Amica-gnocca-ma-stupida usa il messenger da quattro anni, ma non sa fare il copia-incolla e non sa come funzioni Google. Ha difficoltà a spiegare i concetti più elementari, adora Scamarcio e Cristiano Ronaldo, non sa chi sia Joseph Ratzinger e ha un fondoschiena che rasenta la perfezione.
Amica-gnocca-ma-stupida, non capisco se sia più gnocca o più stupida.

Il più articolato orpello lessicale in cui si cimenta è l’uso del condizionale al posto del congiuntivo, e glielo puoi leggere negli occhi che quando usa il condizionale al posto del congiuntivo è soddisfatta. Mette le doppie dove non servono, infila le “i” dappertutto, usa le x al posto di “per” e le k al posto di “ch” anche quando parla.
C’ha tanti spasimanti. Eserciti di ragazzi restano abbagliati dai suoi occhi azzurri, dal suo fisico perfetto. Eserciti di ragazzi si tirano indietro dopo averla frequentata per qualche tempo. Sì perché amica-gnocca-ma-stupida almeno c’ha il pregio (o il difetto) di non essere una ragazza "facile". Lei si vuole innamorare. Il problema, semmai, è il contrario: nessuno si innamora di lei. Qualcuno alla fine rimane, eh. Ma il rapporto “uomini che ci provano : uomini che restano”, è davvero minimo.

Infatti non è vero che i ragazzi cercano solo la bonazza da portare a letto, ché noi si vuole pure il contatto mentale. E contatto mentale e amica-gnocca-ma-stupida non possono stare nella stessa frase.

Amica-gnocca-ma-stupida ultimamente si è affezionata a me. Non so perché. Temo che mi abbia scambiato per un confidente. L’amico gay a cui raccontare delle tue mestruazioni problematiche e della secchezza delle fauci, per dire. A me non frega molto, visto che non avevo e non ho intenzione di provarci con lei (per diversi motivi).

Comunque.

Ieri sera mi son detto: dai ventiseitre, accetta il suo invito, esci con lei e vedrai che non è poi così stupida come credi, vedrai che un minimo di barlume neuronale splenderà in quella calotta cranica. E allora, armato di torcia elettrica, scalpello e casco giallo, mi sono preparato ad avventurarmi nei meandri della sua psiche, onde tentare di scovare un filone d’oro, non so se mi spiego.

Ma alla fine, seduti ad un tavolino all'aperto, la realtà dei fatti mi ha investito con l’energia d’urto di uno Shweinsteiger involato sulla fascia sinistra, tipo. Amica-gnocca-ma-stupida era esageratamente sexy e ammetto che per un attimo mi sono compiaciuto del fatto che la gente mi vedesse seduto con una donna del genere. Ma solo per un attimo, eh.

Tralascio i particolari del suo abbigliamento.

venti: “…e quindi ieri ho salutato Filippo. Oggi parte, sai?”
a.g.m.s.: “E dove va?”
venti: “Starà 15 giorni a Dublino. Lavorerà in una pizzeria…”
a.g.m.s.: “Miiii, quindi deve imparare il tedesco!”

venti: “….”
a.g.m.s.: “…”
venti: “Dublino è in Irlanda…”
a.g.m.s.: “Ah, miiii vero!”.

venti: “Ti sarai confusa con Berlino…può succedere”
a.g.m.s. “Sì infatti. Berlino, Dublino, Pechino…tutte ste città che finiscono in ino!! Che fantasia che c’hanno, oh!”

venti: “…”


a.g.m.s.: “Miiiii!!! Guarda quello! Quello là!!!”
venti: “Non fare gesti con le dita, ché non sta bene!”
a.g.m.s.: “Occhei ma tu guarda quello là!! Girati e guarda! Guarda quello seduto in quel tavolino vicino alla finestra!!”
venti: “Dici quello con la maglietta rossa?”
a.g.m.s.: “Sì quello! Non ti ricorda nessuno???”
venti: “Uhmmm… Non mi pare”

a.g.m.s.: “Ma guardalo meglio! Sembra proprio lui! Miiii è preciso!”

venti: “Boh, non mi ricorda nessuno. A chi somiglia?”
a.g.m.s.: “E’ preciso a Jack di Uomini e Donne!!!”
venti: “….”

Moltiplicate il tutto per due ore di conversazione.

 

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qui dovrei metterci un titolo, tipo

partorito da ventiseitre, lunedì, 14 luglio 2008,15:31

D'accordo, forse ho definitivamente archiviato la mia vecchia teoria sull' intelligenza costante, ma ciò non vuol dire che io abbia abbandonato il mio ottimistico pessimismo riguardo il corso dell'esistenza umana.

A questo punto devo chiarire due cose.
Specificazione numero 1: la teoria sull'intelligenza costante afferma: "La capacità intellettiva dell'intera umanità, o se vogliamo, il quoziente intellettivo dell'intera popolazione umana, è costante. Per cui, al variare del numero degli individui che compongono la nostra razza, la capacità intellettiva non muta". Corollario: con l'aumentare costante della poplazione mondiale, si assiste di riflesso ad una diminuzione dell'intelligenza media pro capite.
Specificazione numero 2: l'ottimistico pessimismo consiste nell'essere consapevoli che le cose stanno velocemente andando a fanculo, ma non lagnarsi più di tanto.

Dicevo, pur se adesso potrei arrivare ad ammettere che gli uomini di oggi non sono più stupidi di quelli di un tempo, non credo neanche che siano più furbi. La tecnica avanza sempre di più, è vero, ma non mi pare che questo sia sintomo di maggior intelligenza. La tecnica progredisce per inerzia. Il corso del tempo non può che far acquisire nuove informazioni al genere umano, che, da parte sua, le sfrutterà.
E' come una frana che man mano che si avvicina a valle si ingrandisce. Una frana grande non è più furba di una frana piccola, è solo più vecchia; non diventa più grande per merito suo ma a causa del suo rotolamento e dello smottamento di pezzi di terreno sempre più consistenti.
Così la razza umana progredisce per inerzia e credo che il cervello di uno scienziato di oggi sia preciso identico spiccicato a quello di uno sciamano africano del quinto secolo prima di Cristo, per dire.
Quindi.
Quindi non credo che tu, amico stronzo che non sei altro, abbia il diritto di darmi del "regredito" solo perchè sostengo che la musica migliore sia stata composta negli anni '70 e nei primi degli '80 e perchè adoro dei film girati qualche anno prima delle modernissime e lampeggianti cagate digitali tipo X-Men 3 e Blade II.
No, questa cosa la volevo dire.

di come sono diventato mero ornamento

partorito da ventiseitre, sabato, 12 luglio 2008,21:20
sms Sarah: "Ce li hai ancora gli appunti di diritto privato?"
sms venti: "No, gli ho dato fuoco"
sms Sarah: "Bravo... Ah, ti sei ricordato ieri di registrare la replica di Lost?"
sms venti: "D'oh!"
sms Sarah: "Sei una testa di cazzo. Cosa farete domani per il compleanno di tua sorella?"
sms venti: "Mia sorella?!?!"

No, è che quando decido che sono in vacanza, tra me e una sedia a dondolo c'è solo una differenza morfologica.
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spiedini

partorito da ventiseitre, mercoledì, 25 giugno 2008,14:46

Fa caldo.
Una media di 33 gradi centigradi e un' umidità alticcia che contribuisce all'innalzamento della temperatura percepita, come dicono a Studio Aperto. Se arriva anche lo scirocco, muoio d'infarto.
Tutto questo non mi turberebbe molto se non avessi da studiare. Mi adagerei a mollo nello Ionio o nel Tirreno (o nel punto d'incontro, che fa più fico) e ne riemergerei nel migliore dei casi a settembre.
E invece no. Devo assolutamente sapere in che modo sono regolare le adozioni internazionali, il matrimonio tra due coniugi di diversa nazionalità, la vendita di beni mobili tra due Stati, e cose simili, sennò quella mi boccia.
Comunque mi sa che l'alta temperatura non fa bene soprattutto alle cervella di Ep.

Avevo già accennato delle amiche di mio fratello che sono diventate più bone delle mie.
Ebbene, non scherzavo. Una in particolare mi ha fatto maledire la casualità della distribuzione temporale delle anime e dei corpi su questa terra.
Titubanze che non hanno colto però il caro Ep.
Ieri pomeriggio, di ritorno dal centro commericale, l'ho visto parlottare con lei, seduti su una panchina.
Allora gli ho ricordato che le amiche di mio fratello sono del '90, del '91 e del '92, ma lui niente. Gli ho spegato che quando loro sono nate, noi già giocavamo a calcetto al campo. Facevamo la raccolta di figurine. Sapevamo leggere e scrivere. Cantavamo la sigla del principe di Bel Air. Sapevamo quanto facesse 5 per 5. Avevamo le prime cottarelle per le compagne di classe. Facevamo cacca e pipì nel water già da un paio d'anni. Avevamo compagni di classe che imparavano a suonare il flauto. Che mentre la ragazza con cui ci stava provando diceva "mamma" per la prima volta, probabilmente lui si era già fatto la prima sega.
Ho capito che facesse veramente sul serio quando mi ha chiesto: "Tu che te ne intendi, è vera quella leggenda che dopo i 16 anni, se lei è consenziente, te la possono solo sucare?"
"Non è una leggenda, è il codice penale".
E mai parole furono più pesanti ed emblematiche di quelle da lui proferite subito dopo: "A posto!".


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notti tragiche inseguendo un gol

partorito da ventiseitre, sabato, 14 giugno 2008,11:47
Ti rendi conto dell'esatto significato delle parole "tristezza" e "squallore", quando ti ritrovi con tre amici alle 21:30 di sera in un bar a imprecare per un gol sbagliato da Henry, con la maglia della Francia.
Per un gol sbagliato da Henry con la maglia della Francia. L'ho voluto riscrivere perchè fosse più chiaro.
Ti rendi conto dell'esatto significato della parola "ira", quando in quel bar in cui stai seguendo la partita della Francia, c'è un tizio nel tavolino accanto al tuo che non ha capito un cazzo di niente ed esulta ad ogni gol dell'Olanda. Al terzo gol degli Orange è letteralmente esploso dalla gioia.
Ti rendi conto dell'esatto significato dell'espressione "cadere dalle nuvole", quando vedi la faccia che ha fatto il tizio, dopo averlo informato che con la vittoria dell'Olanda, l'Italia era praticamente fottuta. "Ah" ti dice. E la sua faccia era tutto un programma.
Ti rendi conto dell'esatto significato della parola "frustrazione" quando i due ragazzi rumeni con cui nel pomeriggio hai seguito la partita tra Italia e Romania, alle undici di sera ti prendono ancora per il culo, anche se poi ti offrono due birre, come per sdebitarsi. "Ti posso offràre una birra, sì?" mi dice Monir.
Ti rendi conto dell'esatto significato della parola "birra", quando realizzi che se ognuno di noi sapesse dire "ti posso offrire una birra?" in tutte le lingue del mondo, quaggiù si starebbe parecchio meglio.
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la morte degli Dei

partorito da ventiseitre, lunedì, 02 giugno 2008,22:53

<<Ragazzi, siete fortunati. Sono rimaste le ultime due>>.

 

birra messina


Addio, amata bionda.

p.s. per la prima volta, in onda sulle nostre reti, la mano sinistra di ventiseitre. Notate la splendida fattura, siore e siori.

come li riassume lui...

partorito da ventiseitre, giovedì, 15 maggio 2008,21:59

sms ventiseitre: Non so se vedere o meno 21 grammi. Di che parla, a grandi linee?
sms Ep: Sean Penn è malato di cuore, gliene mettono uno nuovo e lui si tromba la moglie di quello che gliel'ha donato. Poi si ammala di nuovo e decide di ammazzare Benicio Del Toro".
sms ventiseitre: Boh, non lo so. Dici che merita?
sms Ep: Si vede anche una minna di Naomi Watts.

Ometto la traduzione di "minna" per i non terronofoni: lavorate di intuito cribbio!
Però adesso vado a vedere 21 grammi (ma non è stata la minna a farmi decidere, ve lo giuro).





UPDATE: siccome ho scoperto di avere ricevuto un paio di visite dal Giappone, traduco il post di sopra per eventuali altri visitatori nipponici.

SMSのventiseitre :わかんない21グラムを参照するかどうかです。大まかに話す何ですか?
SMSのep :ショーンペンは心臓の病気、私と彼はトランペットをもたらす新しいgliel'ha彼の妻の寄付は何です。病気を再度入力し、決定を殺すの滝ベニチオデルトロ。 "
SMSのventiseitre : boh 、私には分からない。を言ってやるがそれにふさわしいですか?
SMSのep : 1つは、みんなのナオミワッツ。

私省略して"みんな"以外のterronofoni :仕事を直観cribbio !
しかし、今私を見に行く21グラム(しかし、それは私の決めることではなく、みんなと、私を誓う) 。


(Ah, ho trovato una
foto della scena in cui si vede la minna di Naomi Watts...(questa non la traduco per i giapponesi (anche perchè spesso una foto vale più di mille parole)))
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vedi napoli e poi muori

partorito da ventiseitre, mercoledì, 14 maggio 2008,14:57
Esattamente un anno fa io, Ep, J. e Marco ci trovavamo alla festa di compleanno più pallosa della storia dell'universo ed è stato poco prima della mezzanotte che ci siamo dati alla macchia.
Esattamente un anno fa io, Ep, J. e Marco eravamo sull'auto di J., diretti in qualche bar, nel quale dedicarci a qualche tipologia particolare di alcol. Ma dopo che Marco chiese: dove andiamo? io risposi: a Napoli. Solo che non credevo che mi prendessero sul serio.
E mentre andavamo ai traghetti, si calcolava
Quanto è lontana Napoli? Saranno 350 Km, no? Forse 400... Se procediamo ad una media di 100, o anche 80 chilomentri orari, dovremmo arrivare all'alba. E poi che facciamo a Napoli? Ci prendiamo un caffè e ce ne torniamo! Ma sì, chissenefrega...
Esattamente un anno e un giorno fa, dopo un interminabile ma piacevole viaggio attraverso l'Aspromonte, con il segnale della radio che andava e tornava al ritmo delle gallerie, con i fruscii dell'energia statica che zittivano i dj della notte, con le nostre lunghe discussioni da auto, sacre e profane, dopo le staffette al volante, ci siamo arrivati davvero, a Napoli.
E dopo esserci presi un caffè in un bar vicino a Piazza del Plebiscito e dopo aver visto il golfo e il Vesuvio lontano e dopo aver visto gli scugnizzi che andavano a scuola e dopo aver visto un poster di Maradona attaccato dentro una macelleria, così come eravamo arrivati, ce ne siamo tornati.
Adesso posso morire.
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so receive me brother with your faithless kiss

partorito da ventiseitre, domenica, 27 aprile 2008,23:11

alba sullo stretto


E così mentre lei guida io la guardo.

E la vedo così com’è, pura e semplice, una donna in divenire, che alla prima luce del mattino sembra ancora più bella. Odora di lucidalabbra appena messo, di sonno appena diradato, di dentifricio alla menta.

La guardo seguendo i lineamenti dolci del suo viso, quelli di una persona che fino a qualche tempo fa era ancora una bambina. Ma in mezzo alla fronte quella ruga verticale che compare quando si acciglia per il troppo sole, che ti ricorda che è donna.

“Metti un cd se vuoi” dice, ma la sua voce dice “è donna”.

I suoi mille braccialetti di tutti i colori tintinnando mi dicono “è bambina” ma mentre cambia la marcia mi dicono “è donna”.

Mentre la nostra auto prosegue verso la città, le macchine che ci vengono incontro hanno ancora i fari accesi, rimasugli di una notte che ancora non si scolla, e mentre dalle casse parte l’intro di The streets of Philadelphia, lei tiene il tempo tamburellando sul volante e penso “è bambina”. Io batto un piede sul tappetino e penso: sono un bambino.

Vorrei fermare questo istante per sempre, proprio adesso, prima che il sole salga, prima che lei cambi marcia, prima che una sigaretta si metta a fumare, prima che cominci la canzone e che noi iniziamo a cantarla, tutte prove schiaccianti del nostro non essere più bambini. E invece Bruce Springsteen prende fiato, lei inserisce la quinta e smette di tamburellare con le dita, io mi accendo una sigaretta, un’auto davanti a noi spegne i fari: ormai è giorno.

E le nostre voci, voci da adulti, all’unisono attaccano:


"I was bruised and battered and I couldn't tell
what I felt
I was unrecognizable to myself"

 Sì, ormai è giorno.

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