il senso della vita- parte 2

partorito da ventiseitre, sabato, 26 luglio 2008,20:50

a.s. post molto lungo, molto personale, molto calcistico, molto palloso.
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Damiano era bravissimo con i piedi.
Metteva la palla dove voleva lui, dribblava gli avversari che per fermarlo dovevi sparagli e tirava le punizioni come quelle di Del Piero. Una volta Damiano aveva dribblato tutta la difesa avversaria, portiere compreso, aveva fermato la palla sulla linea di porta e aveva segnato di testa. Damiano era un fenomeno.

Però quello in cui giocavamo tutte le estati non era campo per gente come lui. Per giocare in un campo in terra battuta, la peggior terra battuta della provincia di Messina, pieno di buche, dossi, sabbia finissima, ghiaia, pietre e cespugli di gramigna, servivano più i polmoni che il cervello, più calci sugli stinchi che dribbling perfetti. Ed è per questo che ci giocavo io.

Avevo quindicianni e un futuro da attaccante ancora tutto da scoprire. All’epoca infatti ero solito mettermi al centro del campo a fare il lavoro sporco, che in quel caso consisteva nel cercare di non inciampare nelle buche e nella gramigna e prendere a calci il maggior numero di caviglie avvolte in calzettoni dal colore diverso dal mio, stando sempre bene attento a non colpire le pietre che qua e là puntellavano il terreno di gioco.
No, quello non era un campo per zidane e andreapirli vari. Lì ci volevano undici gattusi, undici antonio conte, undici esperti lottatori greco-romani disposti a lasciare sul campo qualche legamento e qualche tendine rotuleo pur di uscire dalla mischia col pallone tra i piedi.

I falli, inoltre, in quel torneo erano entità incerte e fatue. Gli arbitri che dirigevano le partite spesso decidevano se fischiare o meno in base alle urla del calciatore per terra. Altre volte valutavano dalla quantità di sangue che perdeva. Altre volte fischiavano solo se veniva commesso un fallo su un loro parente. Altre volte decidevano di non fischiare mai. In ogni caso, le ammonizioni e le espulsioni non esistevano per cui se un tizio ti aveva appena tranciato le gambe, nulla gli impediva di staccarti un femore da lì a cinque minuti. Insomma, c’era sempre il rischio di rimetterci la salute senza neanche provare il piacere di veder buttare fuori il giocatore che ti aveva quasi ammazzato.

In quel pomeriggio, come in tutti i pomeriggi in cui si giocava, le nostre urla si sentivano già da via Dei Lavoratori e chi giungesse nei pressi del campo nel corso della partita, poteva vedere la nuvola marrone che lo avvolgeva: la pessima sabbia di cui, tra gli altri materiali, era composto il campo, aveva la fastidiosa caratteristica di produrre un’ingente quantità di polvere, la quale durante le partite stazionava immobile sopra il terreno di gioco, come una tempesta sahariana stanca e fuori luogo.

Giocando, quella polvere ti entrava nei polmoni, ti graffiava la gola, ti faceva tossire, sputare, starnutire, ti entrava negli occhi e te li faceva irritare. Ti faceva venire una sete bestiale dopo solo dieci minuti di corsa.

Ma non avevi tempo di pensare alla sete, specialmente durante quella partita di quel pomeriggio.

Si disputava Santa Lucia vs Atletico Namec, la finale del torneo under 17 e io giocavo nell’Atletico, in squadra con Damiano. Damiano era fortissimo nei campi in erbetta o in mattonelle. Dove la palla scorreva come su un biliardo, Damiano era imprendibile. In quel campo tutto fossi, pietre, pantani, gramigna e tentati omicidi, Damiano era solo uno un po’ più bravo degli altri.


Eravamo a metà del secondo tempo e il risultato era fermo sul 2 a 2 da un bel pezzo. Aveva fatto una doppietta Marco, il nostro attaccante di sfondamento. Io ero lì in mezzo a faticare, a prendere e distribuire equamente calci e spintoni vari.
Caccagnate, si chiamano qui. Caccagnate viene da “calcagno”, e originariamente indicavano i calcioni assestati con quella specifica parte del piede. Per noi però, le caccagnate erano qualsiasi tipo di pedata che causasse dolore lancinante agli avversari.

Dicevo, io ero lì tutto sudato, dolorante ma con ancora il coltello tra i denti, magnanimo e incontrastato dispensatore di precisissime nonché quasi chirurgiche caccagnate, centrocampista tutto cuore e polmoni, urlante come dieci cori greci e con la maglietta bianca ormai diventata del color della merda.

Eravamo sul 2 a 2 quando Damiano, come un Van Basten nel porcile, dribblò un centrocampista avversario con un’eleganza sopraffina, caricò il destro e tirò in porta da distanza siderale. Sfortunatamente però si vide rimpallato il tiro dallo stinco di un difensore. Il pallone si impennò fin oltre la nuvola di polvere che avvolgeva il campo e tornò indietro verso il centrocampo, diretto nella zona presidiata da me. La palla alzata a campanile iniziava a scendere, la vedevo farsi sempre più grande, doveva essere mia.

ventiseitre, è tua!!” un urlo proveniente dall’area di rigore avversaria. Era Damiano.
“Ributtala in mezzo!!”.
Non potevo deluderlo. Così feci un passo indietro e mi preparai per saltare e prenderla di testa.

Per saltare di testa però si era preparato pure un certo Bruno Caminiti, centrocampista avversario, il mio alter ego dell’altra squadra, il tizio con il quale fino a quel momento avevo battagliato di più. Bruno, a differenza mia, era alto un metro e novanta. Bruno, a differenza mia, pesava più di novanta chili.

Beh, non starò qui a raccontarvi la precisa dinamica dell’azione, sappiate solo che mi ruppi il setto nasale. Anziché la palla, colpii la nuca dell’energumeno, che a sua volta mancò la palla, e colorai metà del terreno di gioco di rosso.

Ma era la finale, cazzo, mica potevo uscire dal campo! Antonio Conte non sarebbe mai uscito dal campo! Così mi sciacquai un po’ il viso, cambiai la maglietta (che nel frattempo da color merda era diventata color merda in tempo d’emorroidi), mi ficcai due fazzolettini nelle narici a mo’ di tamponi e ritornai a giocare.

L’adrenalina e la furia agonistica attutirono il dolore per tutta la durata dell’incontro, riducendolo ad un lieve pulsare in mezzo alla faccia e negli occhi. L’arbitro fischiò la fine della partita che ancora si stava sul 2 a 2.

Calci di rigore, delizia e condanna di tutti gli amanti del calcio.

 

Condanna. Quella partita la perdemmo.

Damiano incredibilmente sbagliò il primo rigore e un altro lo sbagliò Marco. Io il mio lo segnai sotto la traversa, come De Rossi ai mondiali di Germania. Probabilmente fu lì che capii di essere più bravo a calciare in porta che a passare la palla e decisi che da allora in avanti avrei giocato solo come attaccante.

Damiano mi fece i complimenti per il rigore e si scusò per il suo. Pazienza, gli dissi. Poi restituimmo gli stinchi e le rotule agli avversari, loro ci restituirono le nostre e ci stringemmo le mani e ci demmo pacche sulle spalle. Complimenti, gli dicemmo. Grandi, ci fecero. Bruno mi chiese scusa per la capocciata e io, in preda al dolore, gli dissi che non era niente. Un mio compagno bestemmiava in disparte, un altro piangeva, un altro mandava affanculo sua sorella a bordo campo. Loro alzarono la coppa, noi restammo a guardarli seduti per terra, stanchi morti e doloranti.

Il naso iniziava a dolermi sempre di più, pulsando al ritmo cardiaco e riempiendomi gli occhi di lacrime involontarie. Avrei passato la settimana seguente con un naso grosso come quello di Dante e con gli occhi cerchiati di nero come un panda, ma realizzai che quella sarebbe rimasta probabilmente la partita di calcio più bella che avrei mai giocato in vita mia.

In futuro avrei vinto, avrei giocato in campi d’erba, avrei segnato tanti gol, ma quella che si era appena conclusa sarebbe rimasta per sempre La Partita, la più giusta metafora della vita che avrei mai potuto trovare.

Ecco, se un alieno scendesse sulla Terra e venisse a casa mia a chiedermi che cosa sia la vita per gli uomini, io gli direi di andarsi a guardare quella partita. Da lì capirebbe tutto. Di certo uno che ha la tecnologia per venire fin qui, avrà anche la tecnologia per rivedersi quella partita, no?

E gli direi anche di togliersi quella ridicola tuta spaziale e infilarsi una maglietta e un paio di parastinchi e di fare un po’ di pratica.

no football and no web make ventiseitre go crazy*

partorito da ventiseitre, sabato, 26 luglio 2008,11:40

shining

Ieri pomeriggio ho fatto un sogno. In questo sogno c'era Marino Bartoletti che mi diceva "Coglione, guarda che il vecchio computer che hai in garage si connette con la 56k".
Così, una volta sveglio, l'ho preso, l'ho collegato e tac, eccomi connesso.
E' una cosa provvisoria, finchè non mi sistemano Alice, ma  meglio di niente. Senza internet stavo impazzendo.

*il titolo si riferisce anche alla mia impossibilità di giocare a calcio, visti i molteplici guai ortopedici.

categoria: calcio, deliri, calcetto, ventiseitre
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i miss you

partorito da ventiseitre, venerdì, 18 luglio 2008,11:04
Mi manca terribilmente Marino Bartoletti.
categoria: calcio
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sator arepo tenet opera rotas

partorito da ventiseitre, martedì, 01 luglio 2008,12:32

Io ho sempre ritenuto e ritengo che Sofia Loren sia brutta. Ma non solo adesso, anche da giovane. Davvero. E per “brutta” non intendo dire poco carina, o niente di che, o sopravvalutata. Intendo dire che mi sembra proprio brutta. Ho sempre considerato, ad esempio, Claudia Cardinale molto più bella. Claudia Cardinale da giovane era stupenda, e in qualche modo lo è ancora. Ma rispetto chi la pensa diversamente.

Inoltre ho sempre pensato che Mozart sia stato l’uomo più palloso che abbia mai calcato questo pianeta. Sarà anche stato un genio (a tre anni componeva, faceva di calcolo e forse trombava persino), ma la sua musica non la digerisco. Ad esempio, Bach, Beethoven, Strauss li trovo molto più intriganti, piacevoli, e tutto quanto. Ma rispetto chi la pensa diversamente.

Ho sempre ritenuto che i film di Pasolini e di Fellini siano delle immani badilate sui coglioni, checché ne dicano i cinefili di mezzo mondo (e questo lo dico solo per poter scrivere “checché”). E penso che ci siano centinaia di film che abbiano ricevuto dalla critica molto meno di quello che meritassero. Ma rispetto chi la pensa diversamente.

La Gioconda mi sembra una cagata assoluta. L’ho già scritto una volta. Che se la tengano i francesi, chissene frega? A me piace molto di più un qualsiasi dipinto di Caravaggio. Ma rispetto chi la pensa diversamente.

Allo stesso modo, mi sono sempre sembrati sopravvalutati i Beatles, i Rolling Stones, i Metallica, Giotto, Raffaello, Paolo Bonolis, Kakà, Quaresma, Matt Demon, Charlize Theron, Umberto Eco, Penelope Cruz, Maurizio Costanzo, la cassata e i cannoli siciliani, Harry Potter, il teorema di Pitagora, la geometria euclideaGianni Morandi, Indro Montanelli e Ale di Ale e Franz. Ma rispetto chi la pensa diversamente.

Però credo anche che chi non senta i brividi dietro la schiena durante l’ascolto della versione live di Telegraph Road, non meriti di averli. E non meriti il mio rispetto.

categoria: musica, donne, cinema, calcio, arte, deliri
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è tutta colpa di marino bartoletti

partorito da ventiseitre, lunedì, 23 giugno 2008,18:55

E' tutta colpa di Donadoni.
Senza una precisa identità, senza fisionomia, senza una formazione tipo, senza gioco, senza palle, senza fantasia, con una formazione offensiva ma con un carattere remissivo: puoi anche mettere 4 attaccanti, ma se decidi di difenderti per tutto il torneo, mettine 2. Di ruolo, possibilmente. Tipo Toni e Del Piero.
E' tutta colpa di Donadoni che non si capisce quasta cosa di Di Natale.
Un attaccante da media classifica.
E' tutta colpa di Donadoni perchè aveva a disposizione probabilmente la rosa più forte del mondo e non l'ha saputa sfruttare. Non l'ha saputa o voluta sfruttare per paura di dare l'impressione di "lavorare sul lavoro di Lippi". E allora che ha fatto? Ha cambiato forzatamente modulo, giocatori, e stile. Giusto per essere diverso a tutti i costi. Spero che se ne torni ad allenare il Livorno o l'Albinoleffe.

Oggi Marino Bartoletti ne ha detta un'altra ma per il momento non mi sovviene. Se me la ricordo ve la dico.

UPDATE
: me la sono ricordata!! Bartoletti ha detto che per Donadoni, il presidente della Federcalcio Abete, è stato un Cipresso. Ecco.

categoria: calcio
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questo è un post doppio, anzichè no

partorito da ventiseitre, sabato, 21 giugno 2008,23:51

I)
Io l'avevo previsto. Precisamente l'avevo scritto
qua (commento 14), oltre che in un paio di sms inviati ai miei amici, dei quali però non potete avere le prove, lo so.
Devo ammettere che sono contento. Soprattutto perché nell'intervallo Marino Bartoletti aveva sentenziato "vince l'Olanda di sicuro". Esticazzi. E poi sono contento perché gli olandesi ci hanno fatto 3 gol. E perché li allena Van Basten. E perché Van der Saar è simpatico come un gatto attaccato ai maroni. E perché la Russia ha un inno nazionale meraviglioso, per dire.
Nonostante ciò, non potrò mai dimenticare il bel giuoco mostrato dalla squadra dei tulipani contro gli azzurri e contro i bleus. E non potrò dimenticare, soprattutto, la moglie di Van der Vaart, non so se mi spiego.

II)
Adempio al compito mollatomi da
Gandalf.
Il MeMe consiste nell'indicare il nome del personaggio cinematografico e letterario di cui ti innamoreresti, e nel nominare 6 blogger da infettare (preferibilmente 3 maschietti e 3 femminucce).
Personaggio cinematografico:
Scarlett Johansson in Lost in Translation. Ok, forse può sembrare che mi faccia influenzare più dall'avvenenza dell'attrice che dalla profondità della parte e dalla bellezza della storia. Invece no. Io quando ho visto quel film sono rimasto davvero colpito dalla dolcezza del suo ruolo. Una ragazza americana ventenne, abbandonata nella sconfinata città di Tokyo, in compagnia di un altro americano molto più vecchio di lei, un maturo Bill Murray, conosciuto in albergo. Una Tokyo quasi sempre notturna, onirica, piena di luci lampeggianti e strani locali a cui prendere parte ai karaoke in compagnia di giapponesi dai capelli viola. Una ragazza ventenne che in quell'universo estraneo, affascinante e pericoloso allo stesso tempo, trova l'ultimo appiglio proprio nell'uomo, americano come lei, così uguale tra i diversi. La scena in cui i due sono a letto, lei con gli occhi chiusi e con i piedi così vicini alle mani di lui e in cui lui, dopo qualche secondo dilost4a[1] esitazione, con una mano le sfiora un piede, accollandosi tutti i tremendi rischi che un gesto così innocente potrebbe comportare in quel contesto, secondo me è fantastica. Sì, credo che potrei innamorarmi di Scarlett Johansson in Lost in Translation (ma anche al di fuori di quel film, credo).
Personaggio letterario:
Aliena de I Pilastri della Terra. Il motivo non lo so. Ho letto il libro tipo 6-7 anni fa e non ricordo più una cippa. Però ricordo che mentre lo leggevo, c'era questa Aliena che mi piaceva molto. Boh..
O forse potrei anche nominare Midori di Norwegian Wood. O Susan Delgado de La Sfera del Buio. O Beverly Marsh, o Albertine Fridolin.
Vabbè dai, sono tante.

Infetto Bustavuota, Muscina, crip, pirkaff, Clin7 e InvisibleKid. Tiè!

categoria: libri, cinema, calcio
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fratelli d'olanda

partorito da ventiseitre, martedì, 17 giugno 2008,22:36

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Dopo Buffon, secondo me, De Rossi è il calciatore più decisivo del mondo.
E oggi sono azzurro con le meches orange.

categoria: calcio
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notti tragiche inseguendo un gol

partorito da ventiseitre, sabato, 14 giugno 2008,11:47
Ti rendi conto dell'esatto significato delle parole "tristezza" e "squallore", quando ti ritrovi con tre amici alle 21:30 di sera in un bar a imprecare per un gol sbagliato da Henry, con la maglia della Francia.
Per un gol sbagliato da Henry con la maglia della Francia. L'ho voluto riscrivere perchè fosse più chiaro.
Ti rendi conto dell'esatto significato della parola "ira", quando in quel bar in cui stai seguendo la partita della Francia, c'è un tizio nel tavolino accanto al tuo che non ha capito un cazzo di niente ed esulta ad ogni gol dell'Olanda. Al terzo gol degli Orange è letteralmente esploso dalla gioia.
Ti rendi conto dell'esatto significato dell'espressione "cadere dalle nuvole", quando vedi la faccia che ha fatto il tizio, dopo averlo informato che con la vittoria dell'Olanda, l'Italia era praticamente fottuta. "Ah" ti dice. E la sua faccia era tutto un programma.
Ti rendi conto dell'esatto significato della parola "frustrazione" quando i due ragazzi rumeni con cui nel pomeriggio hai seguito la partita tra Italia e Romania, alle undici di sera ti prendono ancora per il culo, anche se poi ti offrono due birre, come per sdebitarsi. "Ti posso offràre una birra, sì?" mi dice Monir.
Ti rendi conto dell'esatto significato della parola "birra", quando realizzi che se ognuno di noi sapesse dire "ti posso offrire una birra?" in tutte le lingue del mondo, quaggiù si starebbe parecchio meglio.
categoria: cultura, calcio, amici, comunicare
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marino bartoletti cecoslovacchia

partorito da ventiseitre, giovedì, 12 giugno 2008,11:32

marino-bartoletti

Tre persone hanno trovato il mio blog googlizzando questa frase.
Voglio ribadire loro che sì, Marino Bartoletti ha proprio detto ripetutamente "Cecoslovacchia". Se vi può interessare, lo stesso Marino, parlando del portiere Kahn, ha sibilato più volte: "Il famoso zio Kahn", che può sembrare una bestemmia veneta ma non lo è.
E poi, nella sua infinita tristezza di un uomo triste che vuol far ridere, dopo la sconfitta dell'Italia contro l'Olanda è giunto in studio con in mano un'arancia dicendo, da uomo tristissimo qual è, che le arance di sera sono indigeste. Ma l'apice l'ha raggiunto quando, commentando un rigore non assegnato alla Svizzera, ha sentenziato che "
Negare che questo sia rigore è come dire che Cristo è morto di AIDS". Nulla di più fastidioso fu mai detto.
Castratelo.
O almeno taglietegli i baffi.
Rivoglio Caressa.

UPDATE: oggi vedrò la partita a casa di due rumeni, per dire.

categoria: calcio, deliri, tv
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post molto tecnico, molto polemico, molto brutto nel complesso e che probabilmente cancellerò presto

partorito da ventiseitre, lunedì, 09 giugno 2008,23:26

donadoni voodoo

Non voglio parlare di quel sant'uomo di Del Piero, ché potrei sembrare di parte.
Ma è che non si può giocare col 4-3-3 a questi livelli e con questi calciatori. A maggior ragione con una difesa così debole, è necessaria una copertura più forte a centrocampo. Copertura che i tre spompati del Milan non possono garantire (se sono arrivati al quinto posto in campionato ci sarà pure un motivo).
Poi, dei due attaccanti esterni che schiera Donadoni, uno, Camoranesi, è un centrocampista esterno puro e non può rendere in quella posizione come renderebbe qualche decina di metri dietro, l'altro, Di Natale, finchè si gioca contro la gloriosa nazionale del Belgio può anche andar bene. Contro le squadre forti, no.  Donadoni ha a disposizione la squadra potenzialmente più forte del mondo, e non la sfrutta. Come avere una Ferrari in garage e correre a piedi.
Non puoi giocare col 4-3-3 contro l'Olanda, a meno che i tuoi attaccanti esterni non siano Critiano Ronaldo e Henry.
Ma io non me la prendo con Donadoni. Lui è un incapace e non ne ha colpe, chè ognuno in questa vita è liberissimo di essere un incapace. Io me la prendo con Albertini che l'ha messo lì.

categoria: calcio
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sapevatelo

partorito da ventiseitre, domenica, 08 giugno 2008,14:36

Non è stato quando ho scoperto che Sky non avrebbe trasmesso gli Europei di calcio, che ho iniziato a smadonnare ignobilmente. No.
Non ho iniziato a smadonnare neanche quando mi sono chiesto per quale cazzo di motivo io stia pagando allora 48 (leggi: quarantotto) euri al mese al signor Murdoch, che Dio l'abbia in gloria. E neanche nel momento in cui ho realizzato che sarei stato costretto a seguire tutte le partite della nazionale con il commento morfinico di Marco Civoli e Sandro Mazzola, neanche allora ho iniziato a smadonnare, ché io ho profondo rispetto per le figure religiose, cattoliche e non.
E' vero, sono stato sul punto di smadonnare quando il grandissimo Marino Bartoletti, su rai2, ha chiamato Ancelotti "Ancellotti", che si sa, sbagliano in molti. E poco importa se Fabio Caressa, Ilaria D'Amico, Massimo Mauro e Maurizio Compagnoni non avrebbero mai sbagliato il nome di Ancelotti. Sono un tipo tollerante, io.
Ho invece definitivamente tolto dalla mia bocca quel tappo fatto di inibizione, senso civico e buone maniere, e ho dato libero sfogo al mio turpiloquio, smadonnando come un turco a cui abbiano appena graffiato la macchina nuova, quando lo stesso Marino Bartoletti, su rai2, ha dato ampio sfoggio della sua ridicola conoscenza storica e geopolitica europea, nonchè della sua poca voglia di tenersi aggiornato e al passo coi tempi, dichiarando più volte che ieri, contro la Svizzera, ci ha giocato la Cecoslovacchia.
Voglio dire al signor Marino Bartoletti che la Cecoslovacchia non esiste più da quando io avevo 8 anni. Voglio dirgli anche che uno che lavora nella tv di Stato dovrebbe avere l'obbligo morale di informarsi bene riguardo all'esito delle guerre, delle rivoluzioni e delle cadute dei vari muri di Berlino. Onde evitare, ad esempio, che per i prossimi mondiali, qualcuno non si mettesse in testa di voler commentare la partita "Sacro Romano Impero vs Regno delle due Sicilie". Grazie.

categoria: politica, news, calcio
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Top ten:

partorito da ventiseitre, martedì, 03 giugno 2008,17:59

Piccoli accorgimenti che potrebbero essere presi onde evitare di morire tramortiti dalla noia nel caso in cui la finale degli Europei di calcio dovesse essere di nuovo Portogallo - Grecia, come nel 2004.

 

1-  L’arbitro, anziché fischiare, sparerà colpi di pistola in aria.

2-  In caso di espulsione, il quarto uomo sorteggerà un fortunato dal pubblico che prenderà il posto del giocatore espulso.

3-  Tutti i giocatori potranno usare le mani, tranne i portieri.

4-  Tra il primo e il secondo tempo verrà allestito un palco al centrocampo su cui saliranno Bertinotti e Tremonti che, uno per volta, reciteranno “trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando” per tutta la durata dell’intervallo.

5-  I centrocampisti centrali giocheranno bendati e  con le infradito.

6-     I terzini delle due squadre saranno muniti di cannoni ad acqua, utilizzabili per fermare gli attaccanti avversari.

7-  La telecronaca della partita verrà fatta da “fa-fa-fa-fa” Johnny Glamour.

8-  Il pubblico da casa potrà televotare per scegliere il peggiore in campo, il quale, a fine partita, sarà costretto a passare una notte di fuoco con Ronaldo.

9-  Prima e dopo la partita, la nazionale argentina intratterrà il pubblico come meglio le riesce.

10- Anziché le maglie, a fine partita i giocatori si scambieranno le fidanzate.

 

categoria: calcio, top five
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faccia la faccia

partorito da ventiseitre, mercoledì, 21 maggio 2008,17:27

Il motivo principale per il quale sono felice che Donadoni non abbia convocato Inzaghi per il campionato Europeo, è che adesso finalmente il Pippo nazionale avrà un buon motivo per sfoggiare una delle sue innumerevoli faccine del suo repertorio. Riporto di seguito un breve campionario:

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Le suesposte faccine, abbondantemente abusate ogni qualvolta venisse fischiato contro l'attaccante un (sacrosanto) fuorigioco o non venisse assegnato un (inesistente) fallo sullo stesso, avranno adesso tuttaltro sapore e peso specifico, anzichè no.
Impara l'arte e mettila da parte, si dice.

"Inzaghi è nato in fuorigioco" (cit.)

categoria: news, calcio
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ex voto

partorito da ventiseitre, domenica, 11 maggio 2008,20:50
Prometto che guarderò tutte le partite di Coppa Uefa del Milan.
categoria: calcio
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disquisizione semi-seria sulle belle impressioni che mi ha dato una partita di calcio americano, altrimenti detto soccer

partorito da ventiseitre, sabato, 26 aprile 2008,11:04

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[credo che sia tutto]

categoria: calcio, tv
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