il senso della vita- parte 2

partorito da ventiseitre, sabato, 26 luglio 2008,20:50

a.s. post molto lungo, molto personale, molto calcistico, molto palloso.
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Damiano era bravissimo con i piedi.
Metteva la palla dove voleva lui, dribblava gli avversari che per fermarlo dovevi sparagli e tirava le punizioni come quelle di Del Piero. Una volta Damiano aveva dribblato tutta la difesa avversaria, portiere compreso, aveva fermato la palla sulla linea di porta e aveva segnato di testa. Damiano era un fenomeno.

Però quello in cui giocavamo tutte le estati non era campo per gente come lui. Per giocare in un campo in terra battuta, la peggior terra battuta della provincia di Messina, pieno di buche, dossi, sabbia finissima, ghiaia, pietre e cespugli di gramigna, servivano più i polmoni che il cervello, più calci sugli stinchi che dribbling perfetti. Ed è per questo che ci giocavo io.

Avevo quindicianni e un futuro da attaccante ancora tutto da scoprire. All’epoca infatti ero solito mettermi al centro del campo a fare il lavoro sporco, che in quel caso consisteva nel cercare di non inciampare nelle buche e nella gramigna e prendere a calci il maggior numero di caviglie avvolte in calzettoni dal colore diverso dal mio, stando sempre bene attento a non colpire le pietre che qua e là puntellavano il terreno di gioco.
No, quello non era un campo per zidane e andreapirli vari. Lì ci volevano undici gattusi, undici antonio conte, undici esperti lottatori greco-romani disposti a lasciare sul campo qualche legamento e qualche tendine rotuleo pur di uscire dalla mischia col pallone tra i piedi.

I falli, inoltre, in quel torneo erano entità incerte e fatue. Gli arbitri che dirigevano le partite spesso decidevano se fischiare o meno in base alle urla del calciatore per terra. Altre volte valutavano dalla quantità di sangue che perdeva. Altre volte fischiavano solo se veniva commesso un fallo su un loro parente. Altre volte decidevano di non fischiare mai. In ogni caso, le ammonizioni e le espulsioni non esistevano per cui se un tizio ti aveva appena tranciato le gambe, nulla gli impediva di staccarti un femore da lì a cinque minuti. Insomma, c’era sempre il rischio di rimetterci la salute senza neanche provare il piacere di veder buttare fuori il giocatore che ti aveva quasi ammazzato.

In quel pomeriggio, come in tutti i pomeriggi in cui si giocava, le nostre urla si sentivano già da via Dei Lavoratori e chi giungesse nei pressi del campo nel corso della partita, poteva vedere la nuvola marrone che lo avvolgeva: la pessima sabbia di cui, tra gli altri materiali, era composto il campo, aveva la fastidiosa caratteristica di produrre un’ingente quantità di polvere, la quale durante le partite stazionava immobile sopra il terreno di gioco, come una tempesta sahariana stanca e fuori luogo.

Giocando, quella polvere ti entrava nei polmoni, ti graffiava la gola, ti faceva tossire, sputare, starnutire, ti entrava negli occhi e te li faceva irritare. Ti faceva venire una sete bestiale dopo solo dieci minuti di corsa.

Ma non avevi tempo di pensare alla sete, specialmente durante quella partita di quel pomeriggio.

Si disputava Santa Lucia vs Atletico Namec, la finale del torneo under 17 e io giocavo nell’Atletico, in squadra con Damiano. Damiano era fortissimo nei campi in erbetta o in mattonelle. Dove la palla scorreva come su un biliardo, Damiano era imprendibile. In quel campo tutto fossi, pietre, pantani, gramigna e tentati omicidi, Damiano era solo uno un po’ più bravo degli altri.


Eravamo a metà del secondo tempo e il risultato era fermo sul 2 a 2 da un bel pezzo. Aveva fatto una doppietta Marco, il nostro attaccante di sfondamento. Io ero lì in mezzo a faticare, a prendere e distribuire equamente calci e spintoni vari.
Caccagnate, si chiamano qui. Caccagnate viene da “calcagno”, e originariamente indicavano i calcioni assestati con quella specifica parte del piede. Per noi però, le caccagnate erano qualsiasi tipo di pedata che causasse dolore lancinante agli avversari.

Dicevo, io ero lì tutto sudato, dolorante ma con ancora il coltello tra i denti, magnanimo e incontrastato dispensatore di precisissime nonché quasi chirurgiche caccagnate, centrocampista tutto cuore e polmoni, urlante come dieci cori greci e con la maglietta bianca ormai diventata del color della merda.

Eravamo sul 2 a 2 quando Damiano, come un Van Basten nel porcile, dribblò un centrocampista avversario con un’eleganza sopraffina, caricò il destro e tirò in porta da distanza siderale. Sfortunatamente però si vide rimpallato il tiro dallo stinco di un difensore. Il pallone si impennò fin oltre la nuvola di polvere che avvolgeva il campo e tornò indietro verso il centrocampo, diretto nella zona presidiata da me. La palla alzata a campanile iniziava a scendere, la vedevo farsi sempre più grande, doveva essere mia.

ventiseitre, è tua!!” un urlo proveniente dall’area di rigore avversaria. Era Damiano.
“Ributtala in mezzo!!”.
Non potevo deluderlo. Così feci un passo indietro e mi preparai per saltare e prenderla di testa.

Per saltare di testa però si era preparato pure un certo Bruno Caminiti, centrocampista avversario, il mio alter ego dell’altra squadra, il tizio con il quale fino a quel momento avevo battagliato di più. Bruno, a differenza mia, era alto un metro e novanta. Bruno, a differenza mia, pesava più di novanta chili.

Beh, non starò qui a raccontarvi la precisa dinamica dell’azione, sappiate solo che mi ruppi il setto nasale. Anziché la palla, colpii la nuca dell’energumeno, che a sua volta mancò la palla, e colorai metà del terreno di gioco di rosso.

Ma era la finale, cazzo, mica potevo uscire dal campo! Antonio Conte non sarebbe mai uscito dal campo! Così mi sciacquai un po’ il viso, cambiai la maglietta (che nel frattempo da color merda era diventata color merda in tempo d’emorroidi), mi ficcai due fazzolettini nelle narici a mo’ di tamponi e ritornai a giocare.

L’adrenalina e la furia agonistica attutirono il dolore per tutta la durata dell’incontro, riducendolo ad un lieve pulsare in mezzo alla faccia e negli occhi. L’arbitro fischiò la fine della partita che ancora si stava sul 2 a 2.

Calci di rigore, delizia e condanna di tutti gli amanti del calcio.

 

Condanna. Quella partita la perdemmo.

Damiano incredibilmente sbagliò il primo rigore e un altro lo sbagliò Marco. Io il mio lo segnai sotto la traversa, come De Rossi ai mondiali di Germania. Probabilmente fu lì che capii di essere più bravo a calciare in porta che a passare la palla e decisi che da allora in avanti avrei giocato solo come attaccante.

Damiano mi fece i complimenti per il rigore e si scusò per il suo. Pazienza, gli dissi. Poi restituimmo gli stinchi e le rotule agli avversari, loro ci restituirono le nostre e ci stringemmo le mani e ci demmo pacche sulle spalle. Complimenti, gli dicemmo. Grandi, ci fecero. Bruno mi chiese scusa per la capocciata e io, in preda al dolore, gli dissi che non era niente. Un mio compagno bestemmiava in disparte, un altro piangeva, un altro mandava affanculo sua sorella a bordo campo. Loro alzarono la coppa, noi restammo a guardarli seduti per terra, stanchi morti e doloranti.

Il naso iniziava a dolermi sempre di più, pulsando al ritmo cardiaco e riempiendomi gli occhi di lacrime involontarie. Avrei passato la settimana seguente con un naso grosso come quello di Dante e con gli occhi cerchiati di nero come un panda, ma realizzai che quella sarebbe rimasta probabilmente la partita di calcio più bella che avrei mai giocato in vita mia.

In futuro avrei vinto, avrei giocato in campi d’erba, avrei segnato tanti gol, ma quella che si era appena conclusa sarebbe rimasta per sempre La Partita, la più giusta metafora della vita che avrei mai potuto trovare.

Ecco, se un alieno scendesse sulla Terra e venisse a casa mia a chiedermi che cosa sia la vita per gli uomini, io gli direi di andarsi a guardare quella partita. Da lì capirebbe tutto. Di certo uno che ha la tecnologia per venire fin qui, avrà anche la tecnologia per rivedersi quella partita, no?

E gli direi anche di togliersi quella ridicola tuta spaziale e infilarsi una maglietta e un paio di parastinchi e di fare un po’ di pratica.

o mutos deloi oti

partorito da ventiseitre, mercoledì, 09 luglio 2008,16:24

Mi sveglio dalle 15 ore di sonno (interrotte solo da un brevissimo e frugale spuntino a base dell'intera fauna ittica del mediterraneo e del mare del nord, composto da un milione di portate di pesce fresco, imbastito per rendere i doverosi omaggi ai trent'anni di matrimonio dei miei (che se ci vedeva il WWF ci inviava le sue navi anti-baleniere sotto casa con l'accusa di depredazione illegale e messa a repentaglio dell'equilibrio biologico dei mari)), e mi accorgo che anche Gandalf e la Topilla mi hanno premiato e io con un profondo e servile inchino li ringrazio. Però potrei iniziare a montarmi la testa se continuate così, per cui smettetela!
Fatti i doverosi ac necessari ringraziamenti, mi accingo a svolgere il compito che quel bastar quell'anima pia di Gandalf mi ha affibiato.
(e tutto questo per farvi vedere che ho imparato ad usare il carattere barrato).

Il meme consiste nel postare 5 foto che mi rappresentano ma in cui non devo apparire. Okay, ma siccome sono stronzo non ve le spiego (anche perchè non c'è molto da spiegare (minchia sto usando troppe parentesi)). Ecco qui:


1) rock_guitar

2)
2

3)
3

4)4

5)5


Sì lo so, avrei potuto essere più originale ma non c'ho voglia di pensare. Torno a dormire.
(da domani comunque inizio la vera e propria vita estiva. Giusto il tempo di dormire un altro paio di decine di ore e sono pronto, lo prometto (cazzo, troppe parentesi)).

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la morte degli Dei

partorito da ventiseitre, lunedì, 02 giugno 2008,22:53

<<Ragazzi, siete fortunati. Sono rimaste le ultime due>>.

 

birra messina


Addio, amata bionda.

p.s. per la prima volta, in onda sulle nostre reti, la mano sinistra di ventiseitre. Notate la splendida fattura, siore e siori.

requiem for a blonde

partorito da ventiseitre, martedì, 20 maggio 2008,10:51

birra messina

Quando ero piccolo credevo che tutte le bevande del mondo si limitassero a:

- acqua

- coca cola

- aranciata

- Birra Messina

 

Poi, crescendo, ho avuto modo di scoprire e apprezzare nuovi tipi di drink: alcolici e non, lisci e gassati, colorati o profumati. Ma la Birra Messina è rimasta per me un’entità a parte, non catalogabile tra le altre bevande, tantomeno tra le altre birre.

È alla Birra Messina che devo la mia prima sbornia, è stata la Birra Messina la mia compagna di mille avventure, la birra che bevo con più gusto è la Messina.
L
a Messina
è una birra a produzione e distribuzione locale. Se andate a Catania, a Palermo o in Calabria, non la trovate. La vendono solo qui.

Però qui è dappertutto. La Birra Messina sta a Messina come la birra Duff sta a Springfield. È la birra più richiesta nei bar messinesi, la birra che ubriaca gli alcolizzati e che disseta l’altra gente, è la birra che offre il miglior rapporto qualità-prezzo: se andate nei locali giusti, una piccola la comprate a 70 centesimi, una grande a 1 euro e 30. Ed è buonissima, potete giurarci.
Quattrovirgolasette di grado alcolico, sapore decisamente luppolato, delicato retrogusto di orzo, colore ambrato, alta frizzantezza, da servire intorno ai 6-7 gradi, preferibilmente dopo aver battuto un limone sul collo della bottiglia.
La tragedia euripidea è che da qualche giorno la birra Messina non esiste più. Se ne va un pezzo di storia della mia città e un pezzo di cuore di tutti i birrofili messinesi. Dicono che al suo posto si produrrà una nuova birra, la Birra del Sole, che, per quanto possibile, ricalcherà le caratteristiche della vecchia Messina, ma questo cambia poco le cose. La mia bionda preferita non tornerà più, soffiata via a bordo di quel veliero che dal 1923 la accompagna su tutte le etichette.

messina

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4 luglio 2059

partorito da ventiseitre, mercoledì, 23 aprile 2008,13:11

lombra_del_tempo_1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo i miei calcoli, che saranno sicuramente sbagliati, "ehi polonio, tornatene in polacchia" raggiungerà in tale data il milione di visite. Champagne e caviale per tutti, se ci sarete ancora.

categoria: celebrazioni, ventiseitre
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partorito da ventiseitre, sabato, 05 aprile 2008,15:56

Stasera voglio brindare.
Stasera voglio brindare con una birra irlandese e con amici siciliani.
Stasera voglio brindare perchè l'incubo è finito.
Stasera voglio brindare alla vita (perchè dai tumori si può guarire)
E sarà il brindisi più lungo di sempre.

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mimose a go-go

partorito da ventiseitre, venerdì, 07 marzo 2008,22:53

ventiseitre for women

A tutte le donne dolcemente complicate che pullulano per l'universo e che nelle sere tempestose aspettano solo delle rose, nuove cose, a tutte le donne che vivono in lande lontane e vicine, a quelle col burka e a quelle coi tacchi a spillo, alle spoglierelliste e alle suore, a tutte le donne in carriera e a tutte le donne che pagano il loro essere donne ma specialmente a quelle donne che casualmente o volontariamente leggeranno questo post, il prorietario di questo blog augura un felice 8 marzo, anche se è consapevole che le stesse andrebbero omaggiate e onorate ogni singolo giorno dell'anno e che questa è semplicemente una ricorrenza convenzionale in cui far magari confluire tutta la propria ammirazione per il genere femminile inespresso, anzichè no, ma si adegua alle masse (sempre lui, il proprietario del blog).
Lo stesso proprietario del blog augura un felice 8 marzo anche alla donna della sua vita, colei che gli rubò il cuore e non glielo restituì.
Sono sicuro che ce l'ha ancora lì, tra le sue cose. Magari lo usa per spegnersi le cicche, o per tenervi conficcati i suoi orecchini, le spille o forse lo usa come fermacarte, non ha importanza. Avrà il mio cuore ma non il mio corpo! Ah Ah! ...o forse era il contrario...
Ad ogni modo auguri a tutte le donne, du-du-du!

p.s. visti i miei progressi nell'arte grafica, aspetto con ansia la chiamata di Peter Jackson il quale mi offrirà di curare la computer-grafica del suo suequel, nonchè prequel, del Signore degli Anelli, Lo Hobbit.
p.p.s. si avvisano i lettori maschi che la normale festa degli uomini riprenderà regolarmente giorno 9 marzo, così come da consuetudine, fino al 7 marzo del successivo anno. Grazie.

categoria: donne, celebrazioni, amor
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dovrei intitolare questo post -perchè Sanremo è Sanremo- ma non lo faccio

partorito da ventiseitre, domenica, 02 marzo 2008,01:04

Io sono uno che sa ammettere quando sbaglia, anche perchè mi capita 8-9 volte al giorno. Così, appurato che quel genio di Tricarico non ha vinto, non mi resta che ammettere la sconfitta: ho sbagliato.
Pur avendo ascoltato per intero una sola conzone del Festival, quella di Tricarico appunto, da quattro giorni giravo per casa e per le piazze italiane vaticinando la sua vittoria, profezia che purtroppo non si è avverata.
Che a me di solito del Festival di Sanremo piace tutto fuorchè le canzoni eqquindi appena cominciavano a cantare, io mettevo spesso su Fox a vedere le repliche di Dr House o di Grey's anatomy, anche se non mi piace molto e non sono neanche tanto sicuro che si scriva così. Grey's anatomy...o anathomy. Boh.
Comunque sia, oggi ho visto l'ultima mezzora del Festival (dato che sono costretto a casa da 38 di febbre (forse nei giorni scorsi ho girato troppo a lungo per le piazze italiane )) e non ho potuto fare a meno di constatare la disfatta (onerovolissima) di Tricarico, che ciononostante resta un genio.

Nel Festival di quest'anno ho visto un Pippobaudo in grande forma, anche se, personalmente, mi ha un po' smerigliato le palle.
Ho visto Anna Tatangelo che alla veneranda erà di 21 anni si ritrova le tette miricolosamente aumentate di una o due taglie. Ho visto un tizio che porta il nome di un pesce, accompagnato da una gnocca Arghentina vincere Sanremo con una canzone che sembra essere presa pari pari da un cartone della Disney, La Bella e La Bestia o qualcosa del genere. Ho visto Chiambretti indossare le scarpe più belle del mondo e ho visto la valletta bionda. La valletta bionda. Ho visto la valletta bionda.
Dicevo, ho visto la valletta bionda, tale Andrea Osvart. E qui mi fermo.
Ho visto la sobrietà, l'eleganza e la raffinatezza incarnarsi tutte insieme nella persona di Loredana Bertè, ho ammirato l'a g'rande l'aura esibirsi in una delle sue migliori imitazioni di Elisa e ho rivisto nei Finley i primi cugini di campagnia con evidenti influenze di Jimmy Fontana.
Ho sentito Tricarico cantare la sua canzone e poi balbettare due o tre monosillabi buttati lì (che sembrano niente di che ma che in realtà nascondono un sacco di messaggi in codice, eh sì), ho sentito Anna Tatangelo ringraziare a papà e mammà, e poi dire grazie a Giggi suo, al maestro Caruso nonchè Vessicchio, al coro, a Napule, al pubblico, al chirurgo estetico e a tutti quelli che mi vogliono bene.
Inoltre ho appreso che Toto Cutugno esiste ancora anche se è sempre più fuxia.
Ho appreso che esistono ancora anche i Pooh ma che prima di cantare si fanno un aerosol di elio.
Ho scoperto che quasi tutte le canzoni di quest'anno parlavano d'amore. Come pure la maggior parte di quelle degli altri anni. Ma perchè in Italia siamo fissati con l'amore?
In compenso però ho visto Federico Moccia nella giuria di qualità. (che se qualcuno avesse dato ascolto al mio vecchio appello a quest'ora non poteva fare neanche quello).
Ah, ho già detto che ho visto la valletta bionda?

sms's day

partorito da ventiseitre, giovedì, 14 febbraio 2008,21:56

Assodato che San Valentino è il giorno in cui gli innamorati vanno ai centri commerciali, non può non balzare all'occhio l'incongruenza di questa frase. Precisamente è la stessa incongruenza dell'altra espressione: "San Valentino è la festa degli innamorati". Se ci fermassimo a questi enunciati, dovrei concludere che oggi è anche la mia festa. Allora perchè non la sento come tale?
Bisogna pertanto riformulare il disposto in siffatta guisa: "San Valentino è la festa degli innamorati corrisposti", e di conseguenza, riportandoci al primo enunciato del post, possiamo concludere che San Valentino è il giorno in cui gli innamorati corrisposti vanno ai centri commerciali. Così mi sento più rappresentato.
Cioè, decisamente non rappresentato.
Il mio San Valentino è iniziato non sapendo che fosse San Valentino. Durante il caffè mattutino...

sms Marco: "Ah, la tauromachia! E questo San Valentino??"
sms venti: "Chi? Oggi? Io? Niente..."

La mattina è proseguita a fatica, combattuto com'ero tra il dovere di studiare e la voglia di mandare Ep e i suoi lampi di genio a quel paese.

sms Ep: "Epperò io credo che non è giusto. San valentino, dico"
sms venti: "Concordo. Però dovrei studiare".
sms Ep: "Cioè, san valentino è il santo degli innamorati. San faustino è il santo degli scapoli.  E il santo delle botte e via non ce lo mettiamo??"
sms venti: "Hai ragione. Dovrei studiare adesso".
sms Ep: "Farò richiesta al presidente della Repubblica. Le botte e via meritano la giusta attenzione".

Tra gli applausi del pubblico pagante, infine, in tarda serata il sottoscritto è tornato a calcare i verdi campi di calcetto dopo tempo immemorabile. Il modello autunno-inverno 2008 di oggi prevedeva pantaloncini dell' FC Messina, maglietta di Ibrahimovic (della Svezia) e calzettoni del torneo del paese. Dopo aver dedicato la vittoria alla buon anima del ginocchio sinistro di Ronaldo, tornato a casa, ho trovato due sms sul cellulare.

sms Sarah: "Oggi potevamo festeggiare in qualche modo"
sms Marco: "Ah, la tauromachia!"

Credo che sia nel mio destino festeggiare le ricorrenze in giorni diversi da quelli prestabiliti dagli usi e dai costumi.
Che poi io non ho mai amato il giorno di San Valentino. Il giorno prima quello di San Valentino del 2004 Lei mi disse: "Sai, credo che domani andrò a cena con Antonio". Potete capire come cose del genere possano segnare l'animo delle persone per sempre. Che poi Lei alla fine non ci è andata, a cena con Antonio. Però non c'è andata nemmeno con me.
E questo per dire che non ho la più pallida idea di cosa voglia Marco con la sua tauromachia e perchè da due giorni insista con sta storia. Perchè san Valentino? Perchè la tauromachia? Perchè insisti? Ahi, dura terra, perchè non ti apristi?

Un pandoro ci salverà

partorito da ventiseitre, mercoledì, 26 dicembre 2007,16:05

piccolissimo aggiornamento..

Quest'anno mi sono lasciato convincere dalla vocetta-capitano Kirk e da mia nonna, e ho deciso di andare alla messa di Natale. Precisamente, alla famigerata messa di mezzanotte!
Tutto agghindato a festa, così, sono entrato nel tempio dei cattolici e ho scelto una postazione strategica per assistere alla santa messa.
Devo ammettere che la prima mezzora è stata traumatica. La mia lucidità già compromessa da un lungo cenone natalizio e dalle poche ore di sonno della notte precedente, rischiava di cedere definitivamente il passo alle ombre del morfeico mondo. Infatti per una trentina di minuti l'aere sacro della chiesa ha riecheggiato di ameni inni e canti gregoriani dalle parole incomprensibili, vuoi per il latino biascicato dei cantanti, vuoi per le canne dell'organo a mio parere troppo forti. I canti mi sono sembrati semi-infiniti, non riuscivo neanche a capire quando finisse uno e cominciasse l'altro. Ammetto di aver pensato con insistenza di girare i tacchi e tornarmene a casa, ma la mia forza di volontà ha insospettabilmente retto.
La mezzora seguente è stata interamente dedicata alle letture. Infinite letture.
La prima lettura dal vangelo secondo Marco, la seconda dal vangelo secondo Matteo, la terza dall'Apocalisse di Giovanni, la quarta da Nunteregaepiù di Rino Gaetano e la quinta dal nuovo libro di Bruno Vespa.
Le mie palpebre pesavano come macigni, stavo per alzare bandiera bianca ed arrendermi davanti a cotanta solenne pallosità, quando dall'altare qualcuno disse:

"Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicesi".

E allora mi sono immaginato i tessalonicesi, e tre possibili varianti di situazioni:

SITUAZIONE 1-

Tessalonicese-postino: "E' arrivata una lettera di San Paolo..."
Tessalonicesi: "Un'altra??"
Tessalonicese-postino: "Già..."
Tessalonicesi: "Ma come cazzo fa a trovarci sempre? E' la quarta volta che cambiamo indirizzo!"

SITUAZIONE 2-

Tessalonicese-postino: "E' arrivata una lettera di San Paolo..."
Tessalonicesi: "Vero? E di cosa parla?"
Tessalonice-postino: "Non lo so, non l'ho letta. Come sempre, ho modificato i dati del destinatario e l'ho inoltrata ai Corinzi..."
Tessalonicesi: "Eh eh!"

SITUAZIONE 3-

Tessalonicese-postino: "Postaaa.."
Tessalonicesi: "AAAARRRRGGGHHH!!!!"

Ma poi, chi erano questi Tessalonicesi? Hanno mai risposto alle lettere di Paolo?

Comunque sia, la seconda parte della messa di Natale è stata più accattivante della prima. Il prete ha fatto una predica che, a differenza di quanto mi aspettassi, è stata abbastanza piacevole. E' stato abile a catturare l'attenzione dei fedeli, limitando al minimo le frasi ad effetto, ridondanti e piene di sacralità, optando invece per un linguaggio più moderno, forse anche più scarno, ma di piglio deciso.
Ci sono stati due momenti, durante la predica, in cui ho dovuto trattenermi dal ridere. Il primo è stato quando il mio amico Ep, proprio mentre il parroco stava per alzarsi e parlare, mi ha chiesto sottovoce: "Ah, sai per caso se è uscito il 66 nella ruota di Palermo?". Il secondo quando il parroco ha affermato:

"Oggi nasce Gesù, non nasce un pandoro!"

SITUAZIONE 1-

Maria: "Ecco il figlio di Dio..."
Giuseppe: "Ma..."

SIUAZIONE 2-

Maria: "Ecco il figlio di Dio.."
Giuseppe: "In effetti non mi somiglia tanto..."

SITUAZIONE 3-

Re Magio 1: "Ecco l'incenzo"
Re Magio 2: "Ecco la mirra"
Re Magio 3: "Ecco l'oro"
Giuseppe: "Lo zucchero a velo non l'ha portato nessuno??"

Ma a messa finita mi sono sentito bene. Nel senso che mi sono emozionato quando il prete ha fatto fare il giro della chiesa alla statuetta del Cristo appena nato e il vedere le mani dei fedeli protendersi verso di essa cercando anche solo di sfiorarla mi ha fatto rallegrare. Non credo che Gesù sia vissuto davvero, ma neanche lo escludo. Mi avvalgo della facoltà di non scegliere, vostro onore. O di dubitare. La scena di ieri notte mi ha fatto pensare che certe cose fanno bene all'anima, a prescindere dalla loro reale esistenza. Che Gesù sia davvero nato, morto e risorto due migliaia di anni fa, secondo me, poco importa. Quello che conta è che grazie alla sua "leggenda" il mondo di oggi è migliore di quello che sarebbe stato senza la sua storia, senza le sue parole e senza il signifcato dei suoi gesti raccontati dai vangeli. Non viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma neanche nel peggiore. E in parte, è merito Suo.
E di questo ne sono convinto.

error

partorito da ventiseitre, sabato, 22 dicembre 2007,12:59

Comunicazione di servizio. Il post è stato cancellato perchè qualcuno, e quando dico qualcuno intendo dire Carla, ha violato le regole del copiright.
Spero in una fulminea mobilitazione della Guardia di Finanza e in un pronto arresto della suddetta.
Chiedo scusa a tutti coloro che sono stati turbati dal disguido e auguro emorroidi alla colpevole.
Ventiseitre.

p.s. ne approfitto per fare auguri di Buon Natale a tutti!

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dell'avvolgente spirito del natale

partorito da ventiseitre, sabato, 15 dicembre 2007,12:18

Io il Natale l’ho festeggiato ieri. Ieri era il 14 dicembre, lo so

ma credo che il Natale sia uno stato dell’anima

più che un giorno predeterminato.

Non credo nei calendari e negli orologi, misurazioni convenzionali

del tempo. Per i cinesi saremo nell’anno della lucertola o che so io,

per i bambini africani conta poco che ore sono, per le falene

un giorno è una vita e per un pensiero ancora meno. Non credo neanche a buona parte

delle cose che sono scritte nei Vangeli,

se è per questo. Quindi, permettetemi, io festeggiobabbo-natale2-1024x768

il Natale quando voglio e

quest’anno voglio farlo il 14 dicembre.

Che, per quanto mi riguarda, ha le stesse

probabilità del 25 di esser stato il giorno della nascita.

Posto che una nascita ci fu davvero, ovvio.

Il Natale è uno stato dell’anima, dicevo. È

avere il cuore stretto in corde luminose intermittenti.

È avere un carillon che suona jingle bells nel tuo stomaco.

È pace.

Il simpatico Babbo Natale che ieri mi ha interrogato

in diritto, non aveva nessuna voglia di torturarmi.

O almeno così mi è sembrato. Domande più

o meno semplici, argomenti più o meno conosciuti,

nessuna voglia da parte del pacioccone di mettermi

in difficoltà. In difficoltà però ho pensato a mettermici da solo,

incespicando sulla domanda più facile della storia dell’universo,

seconda solo a “Come ti chiami?”.

Ma tant’è.

“Approvato con 25, signor ventiseitre” diceva il professor Santaclaus

ieri mattina.
E mi era sembrato addirittura di udire un “Ho Ho Ho! Merry Christmas!”,

ma non potrei giurarci, no. All’uscita dell’università non ho visto

nessuna slitta di renne, sia chiaro.

Approvato con 25. Se il Natale è uno stato dell’anima,

il 25 in diritto pubblico comparato non può

che confermarmelo.

Una volta a casa ho schiacciato un pisolino

(che dopo ogni esame ne ho bisogno, se non altro

per contrastare la puntuale emicrania che mi assale),

poi verso le 15:00 ho pranzato e ho telefonato a

Sarah.

“Ti va di festeggiare il Natale insieme?”, le faccio.

Sarah mi capisce al volo. Non fa molte domande, non

si chiede il significato delle cose, non è

curiosa. Però mi capisce al volo quando le parlo. Ma resta comunque

l’eccezione alla regola che “la curiosità

è donna”. E proprio per questo motivo io non potrò mai considerarla

una virgola in più di quel che è:

un’amica.

Beh, non proprio un’amica come tutte le altre…

“Quando?” chiede lei.

“Alle 18.00 passo a prenderti”.

 

Ieri ho festeggiato il Natale con Sarah. Solo noi due. Che sicuramente

non sarà il miglior Natale della mia vita,

non entrerà di prepotenza nella Hit Parade dei momenti più

importanti della mia misera esistenza, non intonerò mai inni sacri,

non tesserò corone di fiori,

non inanellerò collane di perle, pensando a ieri. Ma per adesso mi basa così, se non

si può avere la torta, mi accontento della ciliegia. O

della candelina sporca di panna. Ho sempre amato le

candeline sporche di panna. Persino più delle ciliegine.

Buon Natale.

Ci siamo.

partorito da ventiseitre, domenica, 02 dicembre 2007,12:51

discoteque

Ci siamo tutti, siamo tutti qua, di nuovo.
Ci sei tu, piccolo stronzo onniscente del primo banco,
tu che non passavi mai una sola risposta di matematica durante i compiti
in classe. Che il Signore ti regali un attacco acuto di emorroidi, sì.
E ci sei tu, grande amico mio,
tu, il mio compagno di banco di una vita: quanti anni sono passati dall'ultima volta che
siamo stati seduti uno di fianco all'altro? Tre? Quattro? Tu sei il mio
compagno di banco dell'anima.
E poi ci se tu, sì proprio tu, il fidanzato. Sì,
tu sei il fidanzato, sei sempre stato il fidanzato e
sei sempre stato escluso dal gruppo privato dei
pirati. Noi eravamo quelli che ci provavano, e che a volte ci risucivano, ma tu, tu sei sempre
stato il fidanzato.
E poi tu, sì ci sei tu, la ragazza del banco davanti, la bella ragazza
dagli occhi dolci e dalle gambe serrate. Peccato.
E poi tu, come cazzo balli?, ci sei tu che non hai mai capito un'acca di niente,
tu che durante le interrogazioni mettevi in funzione le tue
orecchie satellitari per captare possibili
soluzioni volanti. E siccome avevi i capelli biondi e gli occhi cerulei come il cielo, le soluzioni puntualmente arrivavano.
E poi tu, la ragazza più brutta dell'isitituto, quella che non vorresti mai ritrovarti davanti in un vicolo cieco, e, come la legge divina vuole, eri
la più simpatica. Peccato anche per te.
Ci siete tutti, sì.
E ovviamente ci sono io, il ragazzo della quarta fila di sempre, il compagno delle
retrovie, quello che sta simpatico a tutti, ma a cuore a nessuno.
Siete tutti qui, in questa dicoteca, tre (quattro?) anni dopo.
Siamo tutti noi, la vecchia terza D, noi
che gioivamo quando la professoressa di chimica si ammalava,
che tremavamo al solo sentire la frase "oggi interroghiamo",
noi che in Grecia abbiamo conquistato Atene
e che in Austria siamo stati conquistati...

E poi
ci sei tu.
Giulia.

Bionda tra le bionde, bella come una Madonna. Tu,
come sempre, in mezzo alla pista,
tu balli come una ninfa, sei bella più di prima.
Sei occhi, bocca, gambe, ventre, culo e tette. Sei tutto.
Tu, che rappresentavi il motivo principale per andare a scuola,
tu che venivi a trovarmi nelle notti agitate, 
che aggiornavi le mie fantasie, tu che tramutavi in
oro ciò che toccavi e chi ti toccava, 
tu, che con i tuoi capezzoli turgidi,
eri l'aspirazione massima
di ogni ragazzo
e di ogni professore
della scuola,
ti ho amata, anche se non l'hai mai saputo,
anche se non mi hai mai considerato altro
che il compagno simpatico della quarta fila.73631521
Che fine hai fatto?
Cosa ci fai ancora in questo mondo lurido?
Questo non è mondo per gli angeli...
Noi,
alle prese con diritti, letterature, assiomi, lauree...
e tu?
Si mormora che hai ottenuto ciò che volevi.
Buon per te. Buon per me.
Buona vita
e grazie per essere esistita.

 

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Lauree

partorito da ventiseitre, giovedì, 29 novembre 2007,13:03

La cosa più bella delle lauree delle cugine, è che il cibo dei ristoranti in cui mangiamo è sempre buono.
La seconda cosa più bella delle lauree delle cugine sono le colleghe delle cugine.
La terza cosa più bella delle lauree dell cugine è spiegare alle cugine dove di preciso eravate seduti in aula magna durante la discussione della loro tesi, quando in realtà in quel momento vi trovavate sul divano di casa vostra a guardare la replica di dr House, con il vostro gatto in coma sulle gambe.
La cosa più brutta delle lauree delle cugine è dover inventarsi sempre nuove risposte alla domanda del parentame vario: "E tu, caro ventiseitre, quando ti laurei?".

Ecco le cinque risposte che utilizzo a ruota, cercando di usarne sempre una diversa per ognuno:

1- (risposta possibilista)  "Sto iniziando a pensarci seriamente pure io, sai"
2- (risposta x-files) "Magari mi sono già laureato e non ve l'ho detto, chi può saperlo?"
3- (risposta professionale) "La notizia è coperta dall'obbligo di segreto istruttorio"
4- (risposta traumatica)  "Ah, non te l'ho detto? Mi sono ritirato dall'università"
5- (risposta irrispettosa) "Ma farvi un pacchetto di cazzi vostri no, eh?"

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